Luz

Luz

Marco Luzzi nasce a Milano il 15 ottobre 1972. La sua gioventù e formazione appartengono al mondo del teatro. È stato attore, regista, autore. Ma soprattutto tecnico delle luci: un ruolo fondamentale per una sensibilità votata all’estetica e insieme all’indagine psicologica. Luci e ombre per evidenziare e nascondere. Per condurre un racconto parallelo a quello principale attraverso una materia impalpabile, in grado di penetrare all’interno delle anime: sia dei personaggi che degli spettatori. Troppe riflessioni prorompono violente nella mente dell’artista, per non provare a cristallizzarle con della vera materia, palpabile.

Nel 2009 nasce così il pittore LUZ: illusionista del quotidiano, trasformista della materia, personaggio privo di maschera soltanto sul palco.

Comunicare una realtà attuale, utilizzando un linguaggio e un’estetica immediate, come sono quelle contemporanee: è la grande sfida dell’arte di Luz. Arte che, al tempo stesso, è un flusso spontaneo di produzioni – quadri, oggetti, materia – di cui l’artefice è semplice testimone attivo, canale ipersensibile per lo Spirito vivace e confuso del nostro Tempo.

La serie dei BOP gioca semanticamente con la grande corrente artistica del POP. Un Canale per gli Spiriti, infatti, non sente la soggezione delle grandi correnti del passato. Anzi, cavalca con abilità e leggerezza da acrobata quella vena rivisitatrice, che nell’Ottocento fu l’Eclettismo e che negli anni 2000 potremmo definire Citazionismo. Grandiosi esempi di tale approccio, in chiave multimediale, sono l’inarrivabile saga dei Simpsons e il grande cinema di Quentin Tarantino. E così LUZ non frena il suo istinto artistico dal ripercorrere il Neoplasticismo di Mondrian, il Dripping di Pollock e la deformazione fisiognomica di Picasso. Per non parlare dei legami sempre strettissimi con il teatro, i suoi temi e le sue atmosfere. È proprio da questo ambiente e dalle sue controverse luci che LUZ proviene per trasformarsi in artista visuale.

I piccoli personaggi tondeggianti che popolano le opere di LUZ parlano un linguaggio sfacciato e contemporaneo, con ammiccamenti alla Street Art più aggressiva e colorata. È un forte richiamo sensoriale per attrarre gli sguardi distratti. Ma subito ricondurli alla riflessione: la nostra società attraversa un processo di omologazione.

La maschera caratterizza il volto dell’uomo contemporaneo: è un’avatar facile da squadernare e che permette di non esporsi alle pericolose conseguenze del mostrare la propria unicità. Con discrezione, però, ciò avviene proprio nelle opere di LUZ: mescolato agli omologati individui del nostro quotidiano, vive (quasi) sempre un elemento che ha il semplice ma straordinario coraggio di dichiarare la propria difformità. È una diversità preziosa in sè stessa, anche quando il suo potere di influenzare il contesto circostante rimane un’utopia.

Siamo irrimediabilmente soli, dunque. Soli nel mezzo delle città brulicanti, disumanizzati quanto più attorniati da altri esseri umani. E siamo muti nel rumore assordante: incapaci di esprimerci con qualcosa che vada oltre un segnale convenzionale. Il tema della solitudine permea così tutti i quadri BOP, ma anche le escursioni dell’artista in realizzazioni più tradizionalmente figurative: donne sole, rannicchiate su se stesse, gridano la propria fragilità e la necessità di una protezione dall’esterno che forse non troveranno mai.
Così anche le prorompenti Regine del mazzo immaginario dell’artista, solo apparentemente fiere e superbe nei loro lineamenti decisi e fumettistici, non sono che fragili femmine intrappolate nella gabbia del riquadro loro assegnato. È una spietata metafora della donna di oggi: bisognosa di sentirsi incasellata, ben inserita in una società nella quale per ogni tassello sono già previsti il trucco adatto, gli abiti giusti, l’espressione obbligatoria e guai a sgarrare.

www.labluz.it

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