Gattonero

Gattonero

La “metropoli”, se così si può definire Milano, è lo specchio di quello che succede nel mondo e viverci significa trovarsi immersi in quella giostra di poteri che è la nostra società.
È come avere un punto di osservazione privilegiato, non tanto per il luogo in sé, ma per l’invadente presenza di un numero esagerato di individui di tutti i credi e di tutte le etnie, ma soprattutto di tutte le ideologie. Persino le più improbabili con le quali bisogna, nel quotidiano, venire a patti. A questo si aggiunge il bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti, un vero e proprio esplodere di colori, suoni e immagini. La maggior parte dei quali servono solo a vendere cose di cui non abbiamo bisogno e che per questo appaiono grigi e privi di anima.
Dapprima ci si sente dispersi e si fatica a stare a galla in questo immane gorgo di idee, ma col tempo riaffiorano i valori umani più semplici come la famiglia, il rispetto degli altri, l’amicizia, l’aiuto reciproco, che diventano porti franchi in questo “dolce naufragare”. Questi valori saltano all’occhio come fossero le uniche cose colorate, come vedere una margherita che spunta da una crepa dell’asfalto sul marciapiede di una zona industriale, meravigliosa semplicità.

Nel tentativo di dare un ordine al disordine ci si butta sullo studio, e arrampicandosi sulla torre della cultura si riesce ad avere una chiara visione di insieme. Si vede il mondo come un paesino fatto di uomini che si affannano dall’alba dei tempi alla ricerca della felicità. Si vede il mondo “globale” e si capisce che altri non è, se non li tentativo, a volte maldestro, di vivere in armonia con gli altri eliminando soprusi, fame e sfruttamenti.

Da qui il mio lavoro sulle bandiere, intese come simboli di potere e simboli di ideologie che si credevano immutabili, ma che non lo sono.
Dire che qualcosa sta cambiando è un eufemismo visto che il nostro mondo cambia di continuo, e nel suo muovere scava ed erode, cambiando presupposti e ideologie.

Più il mondo si “globalizza” più le bandiere perdono di significato: rimane solo il terreno su cui sono state disegnate,le sue ossa che rappresentano i valori più semplici della vita.
Già questi simboli appaiono oggi vecchi, sgretolati, logorati con colori alterati perché non ha senso parlare di stati in un mondo globale.
Sotto di esse stanno affiorando i pensieri e le umane speranze di chi le ha inventate, con la loro materia grezza lanciata in volute e schizzi in impeti gestuali di gioia alla ricerca di un essenziale, che forse non esiste, ma che vale la pena di cercare.

E ancora più in profondità si può scorgere il luogo fisico da cui nasce il pensiero stesso, l’informe e frattale paesaggio terrestre con valli fiumi e montagne.
Quello che stiamo vivendo è un ulteriore momento di passaggio verso il giorno in cui saremo tutti sotto la stessa bandiera, e non sarà né rossa né blu, non avrà ne stelle ne strisce, né falci né martelli, ma sarà la bandiera bianca della resa.

gattoneroart.it

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